La Collana della Dea dei Favori

Questa è la storia del capitano di fregata Julien Viaud, meglio noto come Pierre Loti, e del suo viaggio del 1899 nelle magiche terre dell’India, paese di Saggi e Maragià. Turbanti di seta, Diamanti e Zaffiri, in netto contrasto con la miseria e la povertà di questo paese. Viaud era alla ricerca della Verità, e il destino lo conduce alla città santa di Benares, oggi Varanasi. Qui si reca alla Casa dei Saggi, frequentata dai teosofi della città, dove un giovane brahmano gli consiglia di visitare il Tempio della Dea dei Favori dove, in diverse epoche dell’anno, viene esposta, sulle ginocchia della dea, una straordinaria e antichissima collana magica.

La collana, composta di quarantasei grani d’Ambra, era un antichissimo rosario tibetano, originariamente situato presso un monastero di Lhasa, parecchi secoli prima dell’era cristiana, e ‘caricato’ da radiazioni benefiche di una potenza tale da sfidare il tempo.

Grazie alle sue alte relazioni, a Julien Viaud venivano aperte le porte dei templi più segreti: “Le sale in cui venivo condotto, avevano soffitti enormi.. un grande leone in argento, un enorme pavone in oro con la coda spiegata e grandi Smeraldi negli occhi delle piume.. tiare d’oro massiccio guarnite da pietre preziose di tutti i colori, trecce di Rubini e Perle, braccialetti e collane pesantissime..”

Di ritorno dal suo viaggio, Viaud ricevette un invito della regina Natalia di Serbia, una gran bella donna sulla quarantina, ripudiata dal marito, l’ex re Milan Obrenovic IV, e all’epoca residente in Francia, nella lussuosissima Villa Sachino, luogo di balli e ricevimenti dal lusso inaudito, ai quali assistevano i notabili locali e l’aristocrazia internazionale. Quell’anno, ospite d’onore sarebbe stata la famosa veggente Madame Fraya, nome d’arte di Valentine Dencausse.

Viaud incontrò l’indovina in un piccolo padiglione, del genere cabina balneare, ricoperto di spessa tela a righe verdi e bianche. Un grande pannello, affisso sulla facciata, annunciava “Fraya, celebre grafologa, legge la mano”. Viaud fu notevolmente colpito dalle sue predizioni, racconti di cose straordinarie, sconvolgenti, con una ricchezza di dettagli e di precisione tali da impressionarlo e turbarlo al tempo stesso.

Ben presto, relazioni amichevoli si stabilirono tra lo scrittore e la giovane veggente. Ogni volta che si ritrovavano, sia a Parigi, sia sulla costa Basca, Pierre Loti non mancava di farsi leggere la mano. La sua gratitudine verso di lei era tale che un giorno le mostrò la famosa Collana della Dea dei Favori. “Voi conoscete la mia passione per i talismani – le disse. Questo è prodigioso, ha oltre 2000 anni. Ve lo dono. Possa diffondere i suoi benefici e proteggere coloro che crederanno nella sua misteriosa potenza.”

Gli illustri personaggi che consultavano Madame Fraya le testimoniavano la loro riconoscenza offrendole doni fastosi, ma l’insolito dono di Pierre Loti la toccò in modo particolare. L’allora graziosissima donna il cui sguardo ‘penetra immediatamente il mistero di un essere’, attraversava allora un periodo di estrema solitudine morale, ma non appena la Collana fu in suo possesso, il suo destino si rischiarò. Per la prima volta nella sua esistenza, conobbe un lungo periodo di fortuna, tranquillità e affetto. Man mano che passavano gli anni, la sua amicizia per Pierre Loti aumentava e per avvicinarsi a lui, fece costruire a Hendaye la villa Les Charmettes.

Dopo questo cambiamento di proprietario, la Collana della Dea dei Favori conobbe una fama inattesa. La sua leggenda si diffuse subito nella capitale francese e numerose furono le personalità della Tout-Paris che sollecitarono il desiderio di toccarla! La Collana troneggiava sul tavolino del suo gabinetto di consultazione, vicino alla finestra, a portata di mano dei suoi clienti. I grani d’Ambra, separati dai Turchesi, erano tutti patinati di vecchiaia, scoloriti dagli anni. Quella collana, estremamente leggera, comunicava un’indefinibile impressione di dolcezza.

Fra i vari personaggi celebri che la consultavano e che credevano al potere del suo talismano, Madame Fraya si ricordava in modo particolare di Marcel Proust. Si recava da lei ogni volta che aveva terminato un romanzo e si domandava con angoscia se un editore avrebbe acconsentito a pubblicarglielo. Quando ottenne il Premio Goncourt, nel 1919, lo dedicò alla veggente in questi termini: A Madame Fraya che mi ha tanto spesso predetto ciò che di felice mi accade oggi, il suo ammiratore rispettoso e riconoscente, come omaggio dell’affetto più vivo e più profondo.

Gli anni passarono e Madame Fraya, a causa anche dell’artrite, si ritrovò costretta a ricevere in camera da letto. Seduta sul letto, una liseuse di lana rosa che avvolgeva le sue fragili spalle, sempre molto graziosa e molto curata, la lente in mano, il viso dolcemente illuminato dalla lampada sul tavolino da notte. Si spense dolcemente il 16 febbraio 1954, in una Parigi pietrificata dal gelo. Dopo la sua morte, la figlia – che aveva sempre disprezzato l’insolita professione di sua madre – decise di far vendere all’incanto tutti gli oggetti della madre, principalmente quelli che avevano ornato il suo gabinetto di consultazione.

Il giorno fissato per l’asta, nella stanza n. 6 dell’Hotel des Ventes una piccola folla di antiquari, rigattieri e individui dall’aspetto poco simpatico esaminava i mobili, i ninnoli, il vasellame e i ritratti di donna. Fu lì che scovai la Collana della Dei dei Favori, posata con noncuranza su di un vassoio cosparso di piccoli amuleti. Dal profondo di me stessa salì questa preghiera: Madame Fraya, se disponete di un potere nell’Invisibile, aiutatemi ad acquistarla! Con mio grande stupore, la Collana non destò particolare interesse e potei acquistarla per una modica somma.

In pochi mesi, sia nella mia vita, sia in quella di mio marito, si verificarono un susseguirsi di eventi favorevoli. Tutto cominciò dopo che il giornale L’Aurore ebbe annunciato la vendita degli oggetti personali di Madame Fraya e menzionato che io avevo acquistato la Collana ‘miracolosa’. Fui ben presto sommersa da un fiotto di lettere provenienti dai quattro angoli di Francia e da innumerevoli appelli telefonici di uomini e di donne in affanno. Tutti e tutte sollecitavano il privilegio di poter venire a toccare la Collana.

Dopo l’acquisto, mi recai con la mia amica e celebre antiquaria Yvanne de Bremond d’Ars, a far valutare la Collana presso un esperto di gioielli, titolare del A la Vielle Russie. Dopo averla esaminata attentamente, questo eminente esperto fu categorico: si trattava di Ambra talmente antica – oltre 2000 anni – che se ne poteva trovare qualche esemplare equivalente solo al Museo del Louvre!

Nell’impossibilità di dare seguito al flusso di lettere che mi pervenivano, fidandomi della mia intuizione, ne scelsi una trentina, tra le più toccanti, le più sincere, offrendomi di riceverli per conoscerli di persona. Da allora, la maggior parte di loro sono divenuti per me amici molto cari. Enumerare, anche brevemente, i casi stupefacenti di ‘colpi di fortuna’ o di protezione attribuiti alla Collana di Loti, fornirebbe la materia per un volume. Fra tutti mi ricordo della visita, nel 1958, di Sophia Loren. Toccandola, espresse il desiderio di avere parecchi bambini, se possibile dei gemelli, per non dover interrompere troppo a lungo la sua carriera. Anche Ingrid Bergman l’ha tenuta fra le mani, subito prima della prova generale di Thé et Sympathie, al Teatro di Parigi, nel 1959. Quella commedia segnò per lei, l’inizio di una nuova carriera.

 

Meravigliata dai continui ‘poteri benefici’ della collana, decisi da recarmi da Helene Bouvier, famosa medium-spiritista. Non appena entrai nel suo modesto appartamento nel quartiere Gambetta, posai la Collana sul tavolo. Con mia grande sorpresa, non la toccò. Chiuse gli occhi, la mano posata sulla fronte, si concentrò un momento. Poco dopo parlò: “Mi si dice che questa Collana è stata venerata da esseri di un valore spirituale straordinario. E ora, da Lassù, quei Grandi Mistici vegliano su di essa… Ne scorgo cinque o sei… Sono splendenti di luce… Pregano e ricaricano costantemente i grani dell’Ambra… Li impregnano di una forza benefica.”

Tra i ‘toccatori’ figurano anche Pierre Loti-Viaud, nipote dell’illustre scrittore, e la sua graziosa moglie, divenuti entrambi per me amici carissimi. Nell’autunno del 1981 ricevetti la visita del neuropata Gustave Mathieu, autore di numerose opere. Dopo aver manipolato il talismano con infinita dolcezza, ha voluto farmi parte delle sue impressioni per iscritto: “L’Ambra in se è già una pietra magica, utilizzata, come si sa, dagli iniziati delle antiche civiltà per la sua azione benefica e la sua attitudine a guarire certi mali, in particolare disturbi nervosi. Ogni minerale, così come ogni metallo, agisce come se fosse un emettitore-ricevitore di onde elettromagnetiche in una banda di frequenza estremamente bassa. La Collana di Pierre Loti, realizzata tutta in Ambra, e in una disposizione particolare, deve reagire come un condensatore elettro-magnetico, in grado di emettere onde molto benefiche.”

Negli ultimi tempi, sono stata costretta a far toccare sempre più di rado la Collana, attualmente custodita presso una cassetta di sicurezza, in banca, da dove la ritiro soltanto in favore di qualche persona che mi sembrava rispondere a ciò che Madame Fraya amava trovare negli esseri: nobiltà di spirito, dell’anima se si preferisce, e del cuore.

Testo tratto da “Le Collier magique”, di Simone De Tervagne

Alla prossima,

Gennaro

Testo e Foto Editing: © Gennaro Giovatore

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Autore dell'articolo: Gennaro Giovatore

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